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Il sogno del ragno. Via da Sparta

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14,90 12,50

Autore: Carlo Menzinger di Preussenthal

ISBN: 978-88-99993-60-3
Copertina flessibile
Pag. 258

Categorie: , ISBN: 978-88-99993-60-3

Descrizione

Nulla è scontato. Se oggi il mondo fosse dominato da Sparta tutto sarebbe diverso. Attraverso il violento e spietato impero di Sparta, che, in un universo divergente e alternativo, ai giorni nostri domina metà del pianeta, la schiava Aracne fugge all’inseguimento di un sogno, della libertà e della vita per sé e per il bambino che porta in grembo. Nell’impero di Sparta, oggi, in metà del mondo, uomini e donne vivono separati, sesso e amore sono divisi da come li conosciamo, persino gli abiti sono considerati un lusso inutile, i malati e i vecchi vengono uccisi, il denaro e le comodità moderne non esistono, la guerra non ha mai fine, l’arte è quasi inesistente, la meccanica è ai suoi inizi, l’elettronica non è neanche immaginabile, ma la genetica ha fatto grandi passi avanti e Sparta persegue la selezione della razza. Riuscirà una ragazza di diciassette anni, violentata e condannata a morte, a trovare la sua strada per salvare se stessa e suo figlio in fuga attraverso un mondo ostile che non conosce? Riuscirà, nella capitale sotterranea di questo impero, una ricca studentessa a realizzare il suo sogno di una città diversa?

 

Carlo Menzinger di Preussenthal, nato a Roma il 3 gennaio 1964, vive con moglie e figlia a Firenze, dove lavora nel oriject finanze. Ama scrivere storie e ha pubblicato varie opere tra cui i romanzi cronici “Il colombo divergente”, “Giovanna e l’angelo”, i thriller “La bambina dei sogni” e “Ansia assassina”, i romanzi di fantascienza del ciclo “Jacopo Flammer e i Guardiani dell’Ucronia” e il romanzo gotico – gallery novel “Il settimo plenilunio”. Ha curato le antologie “Ucronie per il terzo millennio” e “Parole nel web”, partecipato ad altre e pubblicate su riviste e siti web.

Informazioni aggiuntive

Dimensioni 21.5 × 14 cm

1 recensione per Il sogno del ragno. Via da Sparta

  1. Isabella Marchetta

    “A Isabella esploratrice del passato con l’augurio di imparare a scoprire tutte le “possibilità” della storia”.

    Così è scritto sulla copertina del libro di Carlo Menzinger, che ho avuto la fortuna di avere dedicato.
    L’ho visto una sola volta Carlo, sufficiente per uno scambio veloce ma non superficiale sulla Storia, l’elemento che ci accomuna: io studio di mestiere la Storia per costruire il filo che poi Carlo utilizza per tessere i suoi racconti. È una curiosa coincidenza non esserci mai incontrati ed esserci incontrati quella volta alla fiera dell’editoria a Firenze.
    E questo è l’antefatto.
    Parliamo ora del tema principe: il libro Via da Sparta. Il sogno del Ragno (http://www.portoseguroeditore.com/…/il-sogno-del-ragno-via…/). Il primo di una trilogia, riferisce l’autore, della quale attualmente è in libreria anche il secondo volume: Via da Sparta. Il regno del Ragno.
    Trattasi di Romanzo Ucronico, un genere che non è proprio una consuetudine da comodino, ma che devo dire ho imparato a conoscere attraverso alcuni libri: Rosa Sangue. Antologia fantastica per raccontare il femminicidio, a cura di Donato Altomare e Loredana Pietrafesa (https://www.altrimediaedizioni.com/…) e l’Enigma di Pitagora di Filippo Radogna (https://www.altrimediaedizioni.com/…/lenigma-pitagora-alte…/), che gli esperti sapranno essere dei libri Fantasy.
    Il libro di Menzinger è quindi venuto a casa mia quando avevo avuto un’infarinatura su questo “macrogenere” (permettete il neologismo dettato dall’incompetenza).
    E mi ha stupito.
    L’approccio snob dell’archeologa alla letteratura di fantascienza è stato proprio da manuale.
    E così ho iniziato con l’ucronia su Sparta e le sue fughe: mmmmh, «gli Spartiati reggevano l’impero e le donne spartiate facevano di tutto perché le proprie ricchezza potessero essere trasferite alle loro figlie», semplificato ma veritiero; vediamo oltre: «tutti gli iloti erano uguali tra loro e non potevano possedere nulla», si, si, era uno dei problemi che Licurgo cercò di risolvere con una riforma. E continuavo con la lettura analitica, quella snob succitata, che mi rende così antipaticamente archeologa.
    Lo stupore del libro è che dopo 40 pagine l’archeologa è morta e la lettrice trasportata dalla storia e dalle frasi ha preso il dominio assoluto. Ed è questa la caratteristica principale del romanzo Il sogno del Ragno: ti catapulta in un mondo vero e non più verosimile, anche se sei una “deformata” archeologa. Ti perdi nella storia e in mezzo alle frasi che trovi assolutamente attuali, tanto da confonderti: «quanto all’amore per i bello, che un tempo, molti secoli prima, aveva voluto dire anche amore per l’arte, a Sparta ne era rimasto solo un ricordo. L’arte era monumentale e celebrativa o esortativa…», odore di attualità nell’aria…
    La storia così se ne va tra le frasi del passato-presente in una, eccola finalmente, U-C-R-O-N-I-A, un passato che si fa presente, e un presente che si fa passato.
    In questo forse risiede l’immagine fantascientifica dell’autore: la costruzione di una storia immateriale così coerente che fonde un cammino lungo 2500 anni nelle 250 pagine di un racconto inventato con un finale che ti lascia tempo e spazio per pensare.
    Del libro ruberò certamente la parola MEMORIOGRAFO (che per una mia idea della memoria trasformerò in MEMORIORAFO): una figura professionale creata appositamente dall’autore per la narrazione, una figura professionale da creare per richiamarci agli insegnamenti della Storia. Quella di molti molti secoli che celebriamo con manifestazioni pubbliche spesso rituali e vuote perché, come in un rosario di formule mnemoniche, dimentichiamo che cosa ci hanno insegnato.
    Forse dobbiamo andare Via da Sparta, facciamoci aiutare da questo intenso romanzo.

    È uscito il secondo volume della trilogia: vediamo dove Via da Sparta ci conduce.
    Auguri Carlo Mezinger, di Preussenthal lo aggiungo sorridendo, un sorriso per un cognome di medaglie al valore.
    «Siamo eternamente in guerra, mamma!. Perché gli altri popoli continuano a ribellarsi se il nostro è davvero il migliore dei mondi possibili?»
    A ognuno la sua risposta, perché Cliternestra non risponde adeguatamente a sua figlia Nymphodora.

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