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I percorsi dell’ignoranza

(4 recensioni dei clienti)

12,90 10,50

Autore: Lucia Lo Cascio

ISBN: 9788855461436
Copertina flessibile;
Pag. 130

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Descrizione

Il  dolore  è  una  maschera  bifronte:  da  un  lato  affiora  l’increspatura  dei  lineamenti  sofferenti, dall’altro  un’alata  distesa  comica  inattesa.  Nell’orizzonte  poetico,  l’essere  umano,  complesso  e sfaccettato, è come un volatile in bilico su una grondaia arrugginita: fragile e precario, trascorre la sua  vita  a  scrutare  paesaggi  dentro  e  al  di  fuori  di  sé,  cercando  una  risposta  oltre  le  inesplicabili ingiustizie  terrene.  Seppur  ancorato  alla  corporeità  e  alla  caducità,  è  possibile  auspicare  a  uno slancio, a un volo sofferto e rigenerante.
Con  uno  stile  fragoroso  e  sensibile,  Lucia  Lo  Cascio  dirige  la  sua  parola  poetica  alla  stregua  di  un vigile nel traffico di istintive suggestioni eattente riflessioni. 

Lucia Lo Cascio è nata a Taranto nel 1979, vive e lavora per una redazione radiofonica tra Roma e Falconara Marittima. Scrive d’arte per riviste online e cataloghi.

4 recensioni per I percorsi dell’ignoranza

  1. francesco

    Un libro di poesie che un percorso di vita, quattro percorsi per l’esattezza, che ognuno di noi vive scegliendone uno o, più probabilmente, alternandoli tutti.
    Scrittura, unica, originale.

  2. Patrizia

    Poesie originali, uniche. L’autrice spazia dal sacro al profano. Consigliato!

  3. Silvio Amati

    Molti componimenti hanno il carattere di una preghiera, il linguaggio ha qualcosa del candore infantile, è devozionale, c’è la fiducia di abbandonarsi alla semplicità per servire qualcosa di più grande.

  4. raccontidalabastro

    Mentirei se non dicessi che il pomeriggio del 23 settembre, quando dalla Porto Seguro Editore mi hanno concesso la fantastica opportunità di scegliere e recensire per loro alcuni dei titoli in catalogo; sono stata praticamente catturata dalla copertina ( sì, ho la bruttissima abitudine di farmi guidare dal piacere visivo nelle scelte delle mie letture) di questa raccolta di poesie. Un occhio rosso, a malapena abbozzato ma allo stesso tempo inquietante, illuminante. Per qualcuno un evil eye, per qualcun altro il terzo occhio; il sesto chakra indaco, simbolo di consapevolezza di se.
    La raccolta di poesie è strutturata in quattro percorsi e, con il passo leggiadro e devoto di una vestale custode di sacro fuoco, l’autrice ci accoglie e guida nella prima parte.
    Ci ritroviamo subito a respirare un’aria intrisa di estetismo wildiano e atmosfere mitiche: il componimento che inaugura questa raccolta infatti è dedicato alla Salomè biblica, la stessa Salomè cara a Wilde e poi riportata in scena da tanti; passando da Al Pacino, Carmelo Bene e la stessa Lucia Lo Cascio autrice di questa raccolta.
    Proseguiamo questo percorso alla scoperta del sè al contatto con il divino femminile, tramite versi allo stesso tempo feroci, voraci ma effimeri e delicati: la scrittura della Lo Cacio è a tratti impalpabile, leggera ma dotata di una forza sovraumana e capace di lasciare il segno. Più ci addentriamo nella lettura e più le immagini diventano vivide, nere, carnali.
    Carnalità che ci avvolge teneramente e ci da il benvenuto nel secondo percorso dedicato al rapporto con l’altro. Un rapporto, un amore claustrofobico e opprimente come una gabbia; potente tanto da penetrarti nella carne e nelle ossa. Lucia Lo Cascio ci parla di un amore adulto, non idealizzato; un amore reale e che si ritrova anche negli oggetti più comuni come nel profumo su di una maglietta stropicciata.
    Il terzo percorso è all’insegna della solitudine e di un’oscurità spinosa. Un percorso nero come l’inchiostro di cui si serve l’autrice per regalarci questi splendidi versi. Tormentato, sanguinoso e avvolto in un mantello nero, il percorso di una strega!
    Il quarto e ultimo percorso ci guida luminoso verso il futuro; un futuro di cui la Lo Cascio vuole essere fautrice e non spettatrice silente, e infatti abbandona la tela a cui come Penelope era stata devota, in attesa di un amore che forse non tornerà e rivendica il suo diritto alla felicità, all’allegria. Ci canta di una vita di passaggio ma che sia fatta di fantasia e gote rosse per le risa. Nell’ultimo componimento, l’autrice abbraccia i suoi demoni, ne fa una forza personale e ci saluta così cresciuta, diversa, donna.

    Ho davvero poco da dire su questa silloge se non che mi ha rapita come Ade rapisce Persefone; una discesa all’inferno ma solo per poi emergerne regina.

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